Pubblicato in: Bibbia, Dio, Fede, Guarigione, Liberazione, Misericordia, Novena, Peccato, Riflessioni sulla vita, Sofferenza, Spirito Santo, Spiritualità, Vangelo

Io&Giona

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Oggi, con sorpresa, il Vangelo del giorno fa un riferimento al segno di Giona.

Uno dei primi post pubblicati su l’altro mio blog ha preso spunto da questo stesso Vangelo di oggi e dal libro di Giona.

Devo dire che mi piace molto rileggere vecchie cose che ho scritto, non solo sul blog ma anche sui miei diari.

Mi fa capire che ho fatto molta strada, anche se ancora succede di traballare.

Ve lo propongo!

Buona lettura e buon proseguimento di giornata.


Giona era un profeta, protagonista dell’omonimo libro che si trova nell’Antico Testamento.

Egli era fedele a Dio, ma il suo dramma si incentra sulla sua incapacità di comprendere la chiamata di Dio e la sua incredulità sull’immenso perdono di Dio.

Egli rifiutò di compiere la missione che Dio gli aveva affidato, scappando dal Signore, imbarcandosi su una nave che durante una tempesta stava per colare a picco.

I marinai impauriti invocarono ognuno il proprio dio e gettarono le sorti per sapere a causa di chi fosse capitata quella sciagura e la sorte cadde su Giona.

Giona spiegò loro che stava scappando da Dio e propose loro di essere gettato in mare. E così fecero.

Un grosso pesce inghiottì Giona, dove vi restò per tre giorni e tre notti.

Allora Giona si mise a pregare, chiedendo di essere salvato, promettendo di portare a compimento la sua missione.

Una volta liberato, si mise a predicare a Ninive, così come Dio gli aveva chiesto inizialmente; rimase sorpreso dagli abitanti in quanto credettero alle parole di Giona e si convertirono, per cui Dio decise di perdonare il popolo, nonostante tutto.

Allora Giona si ribellò nuovamente, non capacitandosi della bontà divina, chiedendo invece la morte del popolo in questione.

Così, si sedette davanti alla città in attesa del compimento della sua richiesta, ma Dio gli fece spuntare un albero di ricino per proteggerlo dal sole ma all’alba del giorno dopo l’albero morì. Ecco che Giona si ribellò nuovamente a Dio: non comprendeva il perdono verso i Niniviti nè la natura di tutti quei flagelli nella sua vita e finalmente Dio gli rispose che è proprio la misericordia ed il perdono a fare la differenza. Così come Giona si era dispiaciuto per la morte di un albero, Dio si era dispiaciuto al pensiero di far morire anime innocenti.

Ed ora entro in scena io. Cosa abbiamo in comune io e Giona?

Tutto è iniziato qualche giorno prima della domenica di Pentecoste. Avevo letto un passo del Vangelo di Luca: Il segno di Giona (11, 29-32).

Incuriosita, avevo deciso di leggere questo libro; ma dopo aver letto l’introduzione, tutto il mio entusiasmo iniziale svanì. Mi ritrovai di colpo nell’oscurità. Non avevo più voglia di leggere la Bibbia né tanto meno di pregare. Aspettavo speranzosa la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste per pulire tutto il marcio che avevo accumulato nel mio cuore, soprattutto questa poca voglia di accostarmi alla preghiera. Ma la domenica di Pentecoste andò diversamente da come previsto: andai lo stesso a messa, mi accostai all’Eucaristia, aspettando la discesa dello Spirito Santo su di me, ma alla fine della messa me ne andai più sconsolata di prima.

Niente Spirito Santo, niente Vita Nuova. L’astio nei confronti di Dio cresceva sempre di più. I primi giorni della settimana furono un vero inferno: ero nervosa, aggressiva, piangevo per nulla. Avevo nascosto la Bibbia.

Poi per gioco e con poca convinzione iniziai la novena a Maria che scioglie i nodi

e man mano che i giorni passavano sentivo dentro di me che il cuore iniziava ad ammorbidirsi, sentivo che tutti i nodi accumulati fino a quel momento stavano iniziando a sciogliersi; fu facile riprendere la Bibbia in mano, al punto dove l’avevo lasciata, iniziando a leggere le disavventure di Giona.

Con sorpresa, scoprii che le mie vicissitudini assomigliavano molto a quelle di Giona. Certo, non ero finita nel ventre di un pesce grosso, ma quasi!

Quando avevo tradito Dio, ribellandomi? Sempre, ogni giorno della mia vita, quando alla sua richiesta di fiducia, io gli voltavo le spalle e continuavo per la mia strada.

E, a causa di ciò, anch’io mi ero ritrovata nelle tenebre e con le spalle al muro. Non era stato Dio ad abbandonare me, come erroneamente pensavo, ma ero stata io a fuggire lontana dal suo amore.

E, dopo vari giorni di lotte interiori, mi ritrovai a pregare, a chiedere di essere liberata da quel tormento, promettendo di compiere la mia missione.

Fu lì e nei giorni a seguire che potei toccare con mano la misericordia di Dio: non provavo più rabbia, né lo incolpavo più per non aver fatto esattamente quello che gli chiedevo.

Dalla non accettazione della volontà di Dio, dopo aver incontrato l’inferno per lunghi giorni e lunghe notti,  dopo aver invocato l’aiuto del Signore, lo Spirito Santo è disceso nel mio cuore e mi ha permesso di “rinascere a Vita Nuova“.

 

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Autore:

Scrivere è la mia passione; così come leggere. E' un dono regalatomi da Dio e ho deciso di usarlo per raccontare la mia vita, come testimonianza che di Dio si ci può innamorare perdutamente, nonostante i conflitti che spesso vivo.

7 pensieri riguardo “Io&Giona

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